Più di 200 fosse comuni contenenti i resti di migliaia di vittime. È la scoperta resa nota da un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato oggi, 6 novembre, che mostra i risultati dell’incessante campagna di violenza di Daesh in Iraq. In particolare, la missione di assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (Unami) e l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno documentato l’esistenza di 202 siti di sepolture di massa nei governatorati di Ninive, Kirkuk, Salah al-Din e Anbar, nelle parti settentrionali e occidentali del Paese. Difficile stabilire il numero totale delle persone sepolte: il sito più piccolo, a ovest di Mosul, contiene otto corpi, mentre il più grande, presumibilmente la dolina di Khasfa a sud di Mosul, potrebbe contenerne migliaia.

Questi siti, si evidenzia nel rapporto, potrebbero potenzialmente contenere materiale forense utile all’identificazione delle vittime e a ricostruire la portata dei crimini che si sono verificati. Proprio per questo, le prove raccolte da qui «saranno fondamentali per garantire indagini credibili, azioni penali e condanne in conformità con gli standard internazionali di processo. La verità e la giustizia – si legge nel testo – richiedono la conservazione adeguata, lo scavo e la riesumazione di siti di sepoltura di massa e l’identificazione dei resti delle numerose vittime e il loro ritorno alle famiglie». A riguardo, nel rapporto si denunciano le «violenze diffuse» e le «violazioni sistematiche dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario» compiute da parte dell’Isis tra giugno 2014 e dicembre 2017, in vaste aree irachene, come possibili «crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidi».

Il rappresentante speciale per l’Iraq del segretario generale delle Nazioni Unite, Ján Kubiš, parla di «strazianti perdite umane, sofferenza profonda e crudeltà scioccante. Determinarne le circostanze – aggiunge – sarà un passo importante per le famiglie e necessario per garantire i loro diritti alla verità e alla giustizia». Il rapporto infatti denuncia anche la frustrazione dei familiari delle vittime che devono riferirsi a più di 5 uffici diversi per riuscire ad avere notizie sulla sorte dei propri congiunti e chiede per questo l’istituzione di un registro pubblico e centralizzato delle persone scomparse e la creazione di un ufficio federale delle persone scomparse. Sulla stessa linea anche l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet: «Le famiglie – afferma – hanno il diritto di sapere cosa è successo ai loro cari. Verità, giustizia e risarcimenti sono fondamentali per garantire un pieno riconoscimento delle atrocità commesse dallo Stato Islamico».

Bachelet e Kubiš ribadiscono il loro sostegno al governo iracheno nello scavo di queste fosse comuni, chiedendo un approccio multidisciplinare alle operazioni di recupero con la partecipazione di specialisti ed esperti di esplosivi e di investigatori sulla scena del crimine. Alla comunità internazionale, ancora, il rapporto chiede di fornire risorse e supporto tecnico agli sforzi relativi all’esumazione, raccolta, trasporto, stoccaggio e restituzione di resti umani alle famiglie, nonché alla loro identificazione.

6 novembre 2018