Lateranense, De Donatis: «Sia luogo di missione»

Il vicario ha inaugurato l'anno accademico tenendo la sua prima Lectio magistralis da Gran Cancelliere; a 44 anni dal suo primo giorno da matricola a Filosofia

L’università è il luogo della formazione e della missione dove «la comunità credente può portare un contributo decisivo annunciando al mondo il mistero di Cristo come chiave interpretativa della storia e di ogni destino» ed è inoltre il posto dove è importante coltivare attitudini come il discernimento e la sinodalità. Questi i punti sui quali si è soffermato il vicario del Papa per la diocesi di Roma, monsignor Angelo De Donatis, durante la Lectio magistralis tenuta questa mattina, giovedì 9 novembre, per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia università Lateranense.

“L’università del Papa”, come la definì San Giovanni Paolo II in occasione della sua visita il 16 febbraio 1980, risale al 1773; oggi ha sede in quaranta Paesi e si pregia di quattro facoltà (diritto civile, diritto canonico, filosofia e teologia) frequentate da oltre cinque mila studenti tra laici e religiosi. Tornato tra i corridoi dell’ateneo in qualità di Gran Cancelliere, monsignor De Donatis, che proprio oggi festeggia il secondo anniversario di ordinazione episcopale, non ha nascosto l’emozione nel ricordare che 44 anni fa iniziava il suo primo anno di Filosofia. Oggi «con un cuore di pastore» invita a vivere l’università come «luogo privilegiato per la missione dove poter alimentare l’incontro e il dialogo tra gli uomini di buona volontà sinceramente impegnati a cercare il vero e il buono».

Per l’arcivescovo è importante mettersi «in ascolto con animo aperto e disponibile» per evitare di cadere nella «tentazione di guardare al presente con pessimismo e al passato come età dell’oro a cui ritornare», rischio che si corre in un periodo storico di «grandi mutamenti che producono profondo disagio e causano paure che condizionano le decisioni dei singoli e di intere comunità». Fondamentale, quindi, essere «umili e procedere per piccoli passi» anche per «apprendere la difficile arte del discernimento per cogliere i segni del buono che sta nascendo» soprattutto in una epoca in cui la «tentazione porta a vedere nel nuovo una minaccia e nelle difficoltà un pericolo».

Qui è importante il ruolo del credente il quale è ben consapevole che «nelle difficoltà ci sono altrettante opportunità» ed è capace di cogliere il buono e «l’appello dello Spirito per fare spazio al nuovo che nasce timido ma vitale sulle rovine di un mondo che fu magnifico ma ha perso l’anima». Per il vicario del Papa l’unico modo per riaccendere la speranza «in una Chiesa talvolta presa dalla sfiducia» è rappresentato dall’incontro con il Risorto. «Senza quell’incontro con Cristo vivente nell’uomo ferito – ha aggiunto – riuscirà difficile un annuncio credibile». Per De Donatis abbiamo dinanzi «un orizzonte affascinante nel quale ognuno è invitato a cercare e a trovare il suo posto nella Chieza per dare il maggior frutto》. La Chiesa ha grandi aspettative «da coloro che sono stati chiamati a servire attraverso lo studio e la ricerca – ha concluso -. Da uomini e donne che crescono nella conoscenza della sapienza e impegnati a diverso titolo nella ricerca e nello studio, la Chiesa si attende ulna luce più viva per muovere il cammino incontro a Cristo e l’apertura di nuovi cammini di libertà».

Il rettore dell’ateneo, monsignor
Enrico Dal Covolo, dopo aver salutato il cardinale Agostino Vallini, gran Cancelliere emerito, e avergli fatto dono della medaglia d’onore, ha evidenziato che è impossibile restare esclusi «dalla riforma della Chiesa in senso missionario, così come è proposta da Francesco in Evangelii gaudium. La sinodalità non è un optional. La presenza di studenti provenienti da varie parti del mondo ci offrono l’opportunità straordinaria di gustare vari aspetti della verità». Dal Covolo ha quindi posto l’accento sulla necessità di «fare cultura a misura d’uomo, liberandolo dalle logiche di mercato o di altri interessi di parte». Fondamentale , poi, «essere un cantiere di speranza» che rappresenta «un diritto da reclamare» soprattutto in ambito universitario, luogo consono «per l’apprendimento e l’esercizio alla speranza», dove è inoltre possibile coltivare «la pace a partire dalla nostra comunità accademica, avendo cura di non far mai prevalere egoismi, divisioni, carrierismi e giochi di prestigio personale».

9 novembre 2017