Decreto sicurezza, Terre des hommes: «Mattarella non firmi»

L’appello dell’organizzazione al Presidente della Repubblica affinché blocchi il provvedimento del governo. «Si torni ad un confronto parlamentare che dia ancora una speranza di riscatto a migliaia di minori e giovani migranti»

«Mattarella non firmi il decreto sicurezza». A lanciare l’estremo appello contro il provvedimento del governo è Terre des Hommes che in una nota esprime «forte preoccupazione per le conseguenze del Decreto sicurezza sui minori stranieri non accompagnati, una categoria di migranti particolarmente vulnerabile che viene gettata in un’inaccettabile incertezza sia giuridica che sociosanitaria dal combinato delle diverse disposizioni della nuova legge». Presente in Sicilia da sette anni con il progetto Faro di supporto psicologico e psicosociale ai minori stranieri non accompagnati, Terre des Hommes chiede al presidente della Repubblica di non firmare il decreto affinché «si possa tornare a un confronto parlamentare che dia ancora una speranza di riscatto a migliaia di minori e giovani migranti – spiega l’organizzazione -, si possa assicurare la piena protezione dei minori migranti ed evitare il rischio di emarginazione e disagio psicofisico, che può sfociare in tragedie o nell’allontanamento dal sistema d’accoglienza per finire nelle mani delle reti criminali».

«La legge Zampa aveva appena iniziato a favorire un’armonizzazione del sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati – spiega Federica Giannotta, responsabile Progetti Italia di Terre des Hommes -, prevedendo misure atte a favorirne una pronta accoglienza in luoghi adatti all’età e necessità di questi ragazzi, un’assistenza e presa in carico giuridica nonché una cura sanitaria che oggi sono minate nel profondo. I provvedimenti del Decreto Salvini vanno a incidere fortemente in modo negativo sul delicato passaggio dei ragazzi alla maggiore età perché creano incertezza sulla loro condizione giuridica e provocano l’interruzione del già delicato percorso di integrazione sociale». Essere privati della protezione umanitaria, aggiunge Alessandra Ballerini, avvocato e consulente di Terre des Hommes per il progetto Faro, «lascerà senza uno status legale migliaia di richiedenti asilo – continua Ballerini -, tra cui i minori non accompagnati che si ritroveranno in uno stato di estrema vulnerabilità e precarietà, resi così facile preda di ogni tipo di sfruttamento o a rischio di coinvolgimento in attività illegali. La protezione umanitaria va assolutamente mantenuta, in quanto strumento di garanzia, legalità, integrazione».

Già a seguito della circolare del 4 luglio 2018 del ministro dell’Interno ai prefetti e ai presidenti delle Commissioni territoriali si era registrato un aumento dei dinieghi (dal 60 per cento in media dei mesi precedenti al 75 per cento di ottobre), spiegano dall’organizzazione. Nell’ultimo mese, inoltre, si sono registrati numerosi casi di istanti minorenni cui non è stata accordata alcuna forma di protezione. Col Decreto sicurezza, continua la nota, il futuro prossimo anche dei minori stranieri non accompagnati (Mnsa) richiedenti asilo, di quelli che ottengano un permesso di soggiorno ai sensi della nuova normativa e persino di quanti siano già titolari di protezione umanitaria diventa incerto. «Circa il 65 per cento dei Msna presenti sul territorio italiano compirà il diciottesimo anno entro dicembre 2018 – spiega Terre des Hommes -, ciò significa che presto molti di questi ragazzi e ragazze, da un giorno all’altro e a prescindere dai percorsi di integrazione intrapresi, perderanno le tutele loro accordate in virtù della minore età e riceveranno un trattamento da “adulti”».

In base alla nuova legge, infatti, i neomaggiorenni, se richiedenti asilo, non potranno più accedere al sistema di accoglienza Sprar, e dunque a un effettivo percorso di integrazione socio-lavorativa, ma solo ai Cas. Se titolari della nuova protezione speciale o della vecchia protezione umanitaria, inoltre, non potranno più accedere al sistema Sprar, tranne che non vi siano stati inseriti da minorenni, e neppure ai Cas. «I tagli previsti dal nuovo capitolato per i Cas rispetto a figure cruciali quali quella dello psicologo, dell’assistente sociale e del mediatore, inoltre, renderanno queste strutture praticamente dei parcheggi – continua la nota -, riducendo la possibilità di diagnosticare correttamente forme di disagio psicofisico tra minori e neomaggiorenni e di prenderle in carico precocemente, con l’aumento del rischio di cronicizzazione e un aggravio dei costi, anche in termini sociali, per la collettività». Un cambiamento che secondo Terre des Hommes «rischia di produrre una ulteriore precarizzazione dei percorsi di inclusione nella società ospitante, aumentando il disorientamento e la percezione di non poter controllare le proprie traiettorie di vita, favorendo la marginalizzazione di un numero crescente di minori e giovani adulti».

30 novembre 2018