Cutini: «Roma amica degli anziani»

L’auspicio è stato espresso dal neo assessore al Sostegno sociale e alla sussidiarietà. «Uscire dalla logica dell’emergenza. Con i servizi domiciliari contrastare esclusione sociale e solitudine» di Redattore Sociale

«Rendere Roma una città amica degli anziani»: è questo il principale obiettivo di Rita Cutini, appena nominata assessore al Sostegno sociale e la sussidiarietà nella giunta capitolina di Ignazio Marino.

Assessore, Lei proviene dal mondo dell’assistenza sociale: quali crede che siano le priorità sociali da affrontare a Roma?
Mi sono sempre occupata soprattutto di anziani e il mio primo pensiero è per loro. Spero che su questo tema sociale Roma diventi davvero capitale e modello per il panorama nazionale. Una città amica degli anziani è amica di tutti: bisognerà immaginare dei servizi dedicati, politiche mirate a contrastare l’esclusione sociale e la solitudine, potenziare i servizi domiciliari. In generale, credo si debba cambiare impostazione, uscire dalla logica emergenziale e fare interventi di sistema. Io vengo dal mondo dei servizi sociali: conosco tanti operatori e vedo tanta passione in loro. A volte hanno davanti problemi complessi: ma credo si debbano valorizzare le loro competenze.

I servizi sociali a Roma però vivono un momento di grande difficoltà. Partiamo da zero?
È quanto cercherò di capire in questi giorni. Da quel che ho visto con uno sguardo ancora esterno, si deve fare molto di più. E si può fare, perché Roma ha tante risorse ed energie. Il mondo della società civile, sia cattolico che laico, è molto ricco. Tanta innovazione nei servizi è partita dal basso, è una forma di partecipazione democratica. Dobbiamo però aggiornare le nostre visioni: non c’è antagonismo tra pubblico e privato, tra servizi e volontariato: possono anzi esserci sinergie formidabili, laddove si individuano obiettivi comuni. È una visione europea: un partenariato dinamico, che pensi e agisca in termini di obiettivi.

La disabilità è un altro grande tema sociale a Roma: da parte delle famiglie, c’è una grande richiesta di sostegno alla domiciliarità. Cosa ne pensa?
Questo è il tema di cui mi occupo da sempre: cercare soluzioni che aiutino a rimanere nel proprio contesto di vita è una delle questioni che maggiormente ho studiato. Anche in questo caso, dobbiamo immaginare collaborazioni nuove: non c’è contrapposizione tra servizi, tra Rsa e cure domiciliari, ma dobbiamo trovare soluzioni buone e sostenibili sul piano economico. L’assistenza domiciliare ha queste caratteristiche: fa bene alla persona ed è sostenibile per le istituzioni. Le stesse Rsa possono essere coinvolte nel sostegno alla domiciliarità, come già accade in altre regioni: per esempi nel fornire pasti e cure a domicilio. E’ un modello nuovo, che credo si possa provare.

28 giugno 2013

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