Riccardi e Landini a confronto sulla guerra in Ucraina e non solo

Il fondatore della Comunità trasteverina e il segretario generale Cgil nella sala Benedetto XIII per un dialogo dedicato all’impegno per la pace, a 360 gradi. A cominciare dal tema delle migrazioni e dal ruolo dell’Europa. «Il problema: arrestare la fuga dei giovani dall’Italia»

«Non voglio dire che sono ottimista, non so come finirà la guerra in Ucraina. Ho sempre lo spettro della Siria. Ma credo che mettere in circolazione energie di pace, voglia di pensiero e di incontro abbia una propria forza». Il ritorno a Mosca del presidente della Cei Matteo Zuppi, da mesi impegnato in una missione di pace per conto di Papa Francesco, potrebbe essere interpretato come un piccolo spiraglio di speranza, secondo Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Intervenendo con il segretario generale della Cgil Maurizio Landini all’incontro “L’Italia ripudia la guerra”, svoltosi questa mattina, 20 settembre, nella sala Benedetto XIII in via di San Gallicano, Riccardi ha più volte ribadito l’urgenza di promuovere una cultura della pace. Anzi, occorre «l’audacia della pace», ha rimarcato riprendendo il tema dell’incontro internazionale promosso da Sant’Egidio e svoltosi la scorsa settimana a Berlino. Al momento «l’unica vera iniziativa in campo per cercare di trovare una soluzione è quella del Vaticano – ha riconosciuto Landini – e questo indica anche la necessità di un cambiamento vero per far tornare l’idea della costruzione della pace un obiettivo anche di governi e forze politiche».

Tra la Comunità di Trastevere e il sindacato, già sullo stesso palco il 5 novembre scorso in occasione della manifestazione nazionale per la pace, «non un fronte comune, non un’alleanza ma una sintonia che deve proseguire». Perché impegnarsi per la pace, hanno convenuto i due interlocutori, non significa soltanto battersi per il cessate il fuoco nei tanti, troppi, territori piegati da guerre, in alcuni casi dimenticate. La pace investe ogni aspetto del tessuto umano. Riguarda il lavoro, l’economia, il benessere della società, le migrazioni. Riferendosi proprio alla questione dei flussi migratori che tiene banco nel dibattito politico di questi giorni, Riccardi ha affermato di non comprendere perché «il cammino dei migranti e dei rifugiati deve essere sempre più una Via Crucis. Perché – si è domandato – dobbiamo far loro pagare la colpa di essere sbarcati quando è stato stabilito che nei prossimi tre anni dovranno entrare in Italia 450mila persone? Perché questa cultura della punizione?».

Per Maurizio Landini «il problema non è chiudere i porti» per impedire l’arrivo di chi fugge dalle guerre, «ma chiudere gli aeroporti per arrestare la fuga dei nostri giovani dall’Italia». In un Paese dove la natalità è al minimo storico, per il segretario della Cgil bisogna impegnarsi per evitare che i ragazzi si trasferiscano all’estero perché «poi non tornano. Portano la loro riconosciuta creatività in altri Paesi, dove spesso assumono anche ruoli di primo piano. Questo è il tema da affrontare», ha proseguito, smentendo «la vulgata secondo la quale l’Italia è invasa da chi scappa dai conflitti. Al di là del fatto che molti non vogliono stabilirsi in Italia, questo seminare paura viene utilizzato per non affrontare il tema che abbiamo sempre più giovani italiani che si trasferiscono all’estero per vivere in maniera migliore».

Alla vigilia della Giornata internazionale della pace indetta dalle Nazioni Unite, il 21 settembre, Riccardi e Landini si sono soffermati anche sull’Europa. Per il segretario della Cgil questa appare «sempre più indebolita e divisa dalla guerra in Ucraina» mentre per il fondatore di Sant’Egidio bisognerebbe lavorare per risvegliare la coscienza degli europei. «Abbiamo una Europa dei governi – ha detto -, un’Europa di Bruxelles, ma non è mai esistita una Europa dell’opinione pubblica».